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PARTE I.
Siamo talmente abituati al progresso tecnologico da restarne letteralmente sommersi, senza neanche poterci rendere conto della lunga strada che deve essere percorsa per giungere ai risultati dei quali ognuno di noi può beneficiare; eppure, dietro ogni innovazione esiste un’evoluzione articolata non sempre frutto del progresso tecnico o scientifico, ma molto più spesso strettamente connessa a esigenze sociologiche, militari e, talora, anche religiose. In altre parole, molto più spesso è stata la storia a tracciare la nostra evoluzione culturale e non il progresso in senso stretto.
Nel periodo compreso tra le civiltà degli egizi e quella dei romani, passando per la storia dell’antica Grecia, le costruzioni erano erette utilizzando elementi strutturali semplici come la trave e il pilastro, i carichi erano limitati alla sola compressione e trazione mentre esisteva un unico materiale da costruzione: la pietra. Ovvero, il materiale che meglio idealizzava gli scopi prefissi: economico, diffuso, resistente, affidabile anche se pesante. Allo stesso modo, le metodologie costruttive erano basate sostanzialmente sull’esperienza, più che sulla teoria, conducendo ad una condotta pragmatica, costosa e nel contempo affidabile. In sostanza, per millenni l’evoluzione in campo edile è stata condizionata da fattori economici piuttosto che statici, tanto che la scelta del materiale da costruzione era legata alla vicinanza delle cave d’estrazione con l’evidente ricerca di ottimizzazione del rapporto costi/benefici.
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PARTE II.
Nella prima parte dell’articolo abbiamo visto che con la scomparsa dell’Impero Romano la tecnologia del calcestruzzo cadde in un oblio lungo ben tredici secoli, conducendo verso un’apparente involuzione che rese invece possibile lo sviluppo di nuovi concetti urbanistici ed edilizi basati sull’evoluzione delle strutture in muratura portante.
Il punto di svolta, nuovamente, non fu imputabile al progresso in senso stretto quanto, piuttosto, ad eventi religiosi con risvolti nascostamente politici: l’Editto di Galerio, l’Editto di Costantino e l’Editto di Teodosio.
In effetti, il 30 aprile 311 Galerio pubblicò, anche a nome di Costantino e di Licinio, un editto con il quale concesse ai cristiani la libertà di culto e la riedificazione delle chiese, dando prova del fallimento della politica anticristiana; due anni dopo fu la volta di Costantino il quale, con l’Editto di Milano, sancì la definitiva consacrazione del Cristianesimo restituendo ai cristiani i beni precedentemente confiscati. Infine, il 27 febbraio 380 Teodosio emanò l’Editto di Tessalonicca, invitando i popoli a lui sottomessi ad abbracciare la fede dell’apostolo Pietro. Fu vera fede?
In realtà occorre considerare che la scelta di Costantino fu il frutto di un’abile mossa politica avendo egli considerato che, stante l’oramai inarrestabile diffusione del Cristianesimo, avrebbe avuto bisogno dell’appoggio dei suoi seguaci per soddisfare le proprie ambizioni di potere con un’alleanza che avrebbe segnato la rinascita della decadente società romana. Allo stesso modo, mentre la religione cristiana si accingeva a divenire quella ufficiale, Teodosio riuscì nell’intento politico di eliminare quelle pericolose divisioni religiose fra ariani ed antiariani seguendo la medesima linea propugnata dal Vescovo di Milano, Ambrogio, fin dalla sua elezione avvenuta nel 374.
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PARTE III.
Con le prime due parti dell’articolo abbiamo visto che il progresso delle tecniche costruttive è stato sostanzialmente influenzato da motivi storici indipendenti dall’evoluzione in campo edile, ad iniziare dalla scomparsa del De Architettura di Vitruvio che, a seguito della caduta dell’Impero Romano, condusse all’oblio della tecnica di confezionamento del calcestruzzo ed all’imperioso avanzare delle strutture in muratura portante; nel contempo, abbiamo anche scoperto che in tale ultimo caso le metodologie costruttive subirono una forte influenza religiosa la quale produsse l’iniziale introduzione dello stile romanico, forte e massiccio ad evidenziare l’incrollabile fede nella cristianità, a la sua successiva evoluzione verso lo stile gotico conseguente alla necessità di innalzamento dell’uomo verso Dio.
Ma anche tale periodo, della durata di 13 secoli intercorsi tra la scomparsa del calcestruzzo e la sublimazione dello stilo gotico, ben presto sarebbe stato soppiantato da un’altra rivoluzione oramai alle porte che avrebbe presto cambiato nuovamente, e radicalmente, la struttura societaria proiettandola verso l’attuale concezione moderna.
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PARTE IV.
La fine del diciannovesimo secolo fu caratterizzata da una spettacolare, quanto contrastante, evoluzione della tecnica costruttiva che vide – nell’ultimo decennio – lo scontro titanico tra le strutture in acciaio, oramai collaudate, quelle in calcestruzzo armato, in fase di imposizione, e le murature portanti in netta decadenza; e il luogo nevralgico di tale scontro fu Chicago con il completamento, nel 1891, del Monadnock Building con una struttura in muratura portante imponente e nel contempo sofisticata (figura 1).

Figura 1: viste panoramiche del Monadnock Building
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PARTE V.
Con la fine del diciannovesimo secolo, e le scoperte di Tresca e Mohr sulle modalità di plasticizzazione dell’acciaio e del calcestruzzo, l’evoluzione in campo edile può essere considerata praticamente conclusa salvo, nei decenni successivi, raggiungere elevati livelli di sviluppo sia in campo applicativo che teorico che condussero ad una definizione compiuta della Meccanica del Continuo sulla quale nacquero e si svilupparono la Scienza e la Tecnica delle Costruzioni.
Traslando tutte le informazioni acquisite fino ad allora allo studio del comportamento meccanico dei terreni, divenuto nel frattempo la nuova frontiera della ricerca scientifica, si scopre che nei primi decenni del novecento la trattazione teorica dello stesso era basata sulla struttura filosofica della Meccanica del Continuo; in questo modo l’analisi del comportamento elastoplastico delle terre era sostanzialmente ricondotto a quello dei materiali da costruzione senza distinzione alcuna rispetto alla natura realmente particellare dei geomateriali.
La svolta definitiva si verificò solo nel 1923, allorquando Karl Terzaghi introdusse il principio delle tensioni efficaci assimilando, di fatto, i terreni a sistemi bifase costituiti da uno scheletro solido saturo d’acqua, ovvero da due mezzi continui che agiscono in parallelo spartendosi gli stati tensionali (anche se nel caso generale risultano essere costituiti da tre mezzi continui - figura 1).
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