| Dai calcestruzzi degli antichi romani alla moderna geotecnica: un percorso lungo duemila anni |
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PARTE III.
In effetti, nel XVIII secolo - in virtù di una serie di fortuite combinazioni di eventi legati a cambiamenti sociali, tecnici e culturali connessi con la Rivoluzione Industriale – ebbe inizio il periodo fortunato dell’acciaio ovvero di un materiale noto sin dall’antichità e che ben presto si sarebbe imposto ovunque; nel contempo, alla fine dello stesso secolo si assistette alla fortuita (ri)scoperta del calcestruzzo ad opera dell’inglese Smeaton - proprio per non aver rispettato le regole contenute nel De Architettura - anche se in realtà ci vollero altri cento anni prima di vedere la prima vera struttura in cemento armato: la Chiesa Saint Jean de Montemartre progettata da Anatole de Baudot (figura 1) e realizzata nel 1897.
Figura 1: la Chiesa di Montemartre Per quanto riguarda l’acciaio occorre considerare che le prime “vere” applicazioni nell’edilizia furono dovute a tre eventi fondamentali che consentirono l’ampia diffusione di tale materiale e il concomitante abbattimento dei costi di produzione di un fattore 10:
In realtà, occorre considerare che furono gli effetti della Rivoluzione Industriale ad influenzare l’evoluzione tecnica nella produzione dell’acciaio, considerato che la diffusione delle idee liberali dall’Inghilterra a tutta l’Europa si tradusse in un rapido miglioramento della qualità della vita, in un conseguente incremento demografico e nella crescente necessità di ampliamento delle vie di comunicazione che con Napoleone Bonaparte assunsero un duplice ruolo commerciale e strategico. In questo modo il secolo XIX fu testimone della costruzione di numerosi ponti dei quali il capostipite può essere considerato l’Iron Bridge (figura 2) realizzato nel 1779, in soli tre mesi, in ghisa.
La vera gloria insita nella rapida proliferazione dei ponti è però dovuta alle metodologie costruttive iniziali le quali affidavano il dimensionamento teorico delle strutture alla ripetizione periodica del concetto del triangolo: un elemento strutturale semplice, e nel contempo efficace, nel quale ogni singolo componente lavora unicamente a compressione (puntone) o a trazione (tirante) essendo connesso tramite sole cerniere (collegamento a taglio), soggetto all’azione delle sole forze assiali e che può essere risolto ricorrendo alle sole equazioni della statica (SFx= 0; SFy= 0; SM = 0).
Figura 3: gli archi a tre cerniere della Stazione Centrale di Milano Così, mentre un celebre esempio dell’evoluzione del triangolo è fornito dagli enormi archi a tre cerniere costituenti l’ossatura strutturale della Stazione Centrale di Milano del 1931 (figura 3), l’acciaio iniziò il suo periodo fortunato - a scapito del calcestruzzo e delle oramai imperiture murature portanti - soprattutto grazie all’opera di uomini come Boltoun e Watt che nel 1801 costruirono la Filanda di cotone a Manchester: la capostipite delle moderne strutture in acciaio costituita da un telaio realizzato mediante l’adozione di travi a doppio T.
Figura 4: comportamento delle travi a flessione
La grandiosità dell’opera di Boulton e Watt è leggibile nella perfetta corrispondenza tra gli elementi strutturali a doppio T da loro utilizzati (figura 4), in assenza di qualunque supporto teorico, e le moderne conoscenze del comportamento degli elementi inflessi nei quali si assiste ad una centrifugazione delle masse in relazione alla reale distribuzione degli sforzi di compressione (massimizzati all’estradosso), di trazione (massimizzati all’intradosso) e del taglio (massimizzato lungo l’asse neutro); in questo modo, anticipando i calcoli teorici di diversi decenni, i due progettisti realizzarono le travi e i pilastri spostando le masse sui bordi superiore ed inferiore (ali) collegati a loro volta da un’anima mediante saldatura. |














