Lesioni Sismiche
Lo studio del danneggiamento simicamente indotto, sia esso strutturale che semplicemente architettonico, rappresenta un settore di nicchia rispetto all’analisi dei quadri fessurativi in campo statico. Non solo: richiede anche un approccio completamente diverso, il quale può pur sempre essere derivato dalle conoscenze pertinenti a quest’ultimo a condizione di possedere un bagaglio minimo, ma essenziale, relativo al comportamento delle strutture in campo dinamico.
Per tali motivi, e per le esperienze maturate dai tecnici della società di ingegneria che amministro [la GEO&GEO INSTRUMENTS® – RESEARCH & DEVELOPMENT (www.geoandgeo.com)] con i terremoti dell’Umbria – Marche (1997 – 1998) e dell’Aquila (2009), in questa sezione sono stati messi a disposizioni alcuni lavori relativi alla ricostruzione post-sisma ancora in corso in Abruzzo. In ognuno di essi troverete le relazioni tecniche, che spiegano i meccanismi di danneggiamento, corredati da schemi grafici i quali, con apposite simbologie che abbiamo appositamente sviluppato, consentono una immediata percezione del dissesto e della metodologia di risanamento prevista.


Documentazione fotografica terremoto dell'Aquila e meccanismi di danneggiamento Stampa

La documentazione fotografica in allegato è stata assemblata dall'Ing. Andrea Guadagni, responsabile dell'editoria tecnica della casa editrice "Ulrico Hoepli spa" di Milano, ed è on-line sul sito della stessa alla sezione "Manuali" in affiancamento al mio libro "Lesioni degli edifici".
Le foto le ho scattate poche ore dopo il sisma del 6 aprile 2009 che ha colpito la città dell'Aquila e raccontano, in pochi scatti, il dramma di una città e dei suoi abitanti.
Ulteriori informazioni possono essere dedotte dalla lettura degli ulteriori documenti che seguono e dalla "Galleria Immagini" alla sezione "Terremoto L'Aquila".
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Esempio n. 1: danneggiamento selettivo Stampa

Il primo esempio riguarda un edificio residenziale unifamiliare sito in un comune del cratere sismico della provincia di Teramo. L'edificio, con struttura in muratura portante risalente agli anni '50, ha subito un danneggiamento selettivo tenuto conto anche di danni pre-esistenti che avevano già richiesto un intervento di consolidamento delle fondazioni. La Protezione Civile ha classificato lo stesso con lettera A, ovvero ha considerato i danni di entità tale da non inficiarne il comportamento in campo sismico. Nonostante un primo ricorso, la classificazione è rimasta invariata. In realtà i danni sono risultati tali per cui, pur non risultando compromessa la funzionalità strutturale dello scatolare murario, risulta comunque modificata la rigidezza globale dello stesso oltre ovviamente ai modi propri di vibrazione dell'edificio. Per tali motivi è stata approntata una pratica di risanamento dell'immobile in contrasto con la classificazione iniziale risultata invece di tipo B.

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Esempio n. 4: edificio del XVII secolo Stampa

Il quarto esempio è relativo ad un edificio antico, risalente al XVII secolo, sito in un comune della provincia di Teramo e al di fuori del cratere sismico. Le difficoltà connesse con tale intervento sono insite nella quasi scontata presenza di lesioni attribuibili alle trasformazioni strutturali che tali edifici subiscono nei secoli, all'invecchiamento dei materiali, alle modifiche nella destinazione d'uso e pertanto nelle condizioni di carico, alle eventuali variazioni nell'idrodinamica delle acque di falda e molto altro. Il problema, a questo punto, consiste nel riuscire a separare le lesioni preesistenti da quelle sismicamente indotte ...
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Esempio n. 5: edificio in centro storico Stampa

Il caso rappresentato può risultare significativo, nell'ambito della compresione dei dissesti sismicamente indotti, in funzione dell'ubicazione delle lesioni che sembrano rispondere alle modifiche strutturali apportate nel corso di oltre cent'anni ad un edificio di impianto ottocentesco. Nella relazione tecnica si legge: "... dall'analisi del dissesto nella sua globalità si rileva una risposta deformativa della struttura imputabile alle variazioni di rigidezza dello scatolare, tanto da generare lo sviluppo di meccanismi di piano ai quali attribuire i differenti livelli di danneggiamento.". Nel contempo si rileva che: "... a titolo di esempio, la presenza dei solai orizzontali con travi in ferro e tavelle ubicate al piano primo ed in particolare al piano secondo ha comportato lo sviluppo di un incremento localizzato della rigidezza sul piano orizzontale, con ridistrubuzione delle sollecitazioni ai vani adiacenti e conseguente danneggiamento delle volte ..." ...
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fessurimetro
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Nocella
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