altPremesso che sono ancora al primo capitolo, nel suo libro "Geotecnica" indica come cautelativo calcolare la resistenza limite di un terreno coesivo mediante la coesione non drenata su in quanto si ricava un valore più cautelativo che utilizzando la verifica in modalità drenata. Ma è sempre così? Il valore della coesione non drenata nelle argille viene influenzato anche dalla storia tensionale, mentre l'angolo di attrito interno è un parametro derivante dalla composizione mineralogica; non ci possono essere delle situazioni in cui diventa più cautelativo il calcolo in condizioni drenate?
Andrea B.

Ciao Andrea, provo a rispondere in maniera sintetica ad una domanda che nasconde argomenti molto profondi da esplorare.
Innanzitutto, avendo premesso che si trova al primo capitolo, la invito a leggere gli stress-path contenuti nel secondo; li troverà tutte le risposte ai suoi quesiti, dal momento che per fondazioni interagenti con terreni coesivi la condizione di criticità è sempre quella a breve termine ossia non drenata. Ciò, però, non significa che non debbano essere esplorate entrambe le condizioni, non drenata e drenata, come richiesto dal legislatore e come evidenziato nel par. 1.4.1 del mio libro. A titolo di esempio, ho utilizzato una prova TRX-CU reale dalla quale ho ricavato: gnat= 19 kN/m3, su = 50 kPa (per il livello tensionale atteso), f’ = 26.5°. Inserendo tali parametri nella formula 1.5 del mio libro (condizioni non drenate) e nella nota formula trinomia (condizioni drenate) ho ottenuto: 

condizioni non drenate:         Rd(A1-C2) = 120.9 kPa; Rd(A2-C1) = 130.7 kPa;
condizioni drenate:                 Rd(A1-C2) = 123.3 kPa; Rd(A2-C1) = 167.4 kPa.

Per quanto concerne l’influenza dello stato tensionale, occorre dapprima evidenziare che il comportamento dei terreni risponde sempre al principio delle tensioni efficaci per cui è governato dal criterio di rottura di Mohr-Coulomb espresso in termini di c’ e f’ nell’ipotesi di terreni omogenei isotropi; la su non è un vero e proprio parametro, quanto un artificio matematico al quale ricorriamo non sapendo come affrontare il problema in fase transitoria. In altre parole, applicando la coesione non drenata non facciamo altro che assimilare il comportamento dei terreni a quello degli acciai dolci per i quali vale il criterio di snervamento di Tresca.
Ciò premesso, la resistenza al taglio di un terreno dipende dalla storia tensionale pregressa e dal livello tensionale corrente, mentre è influenzata dalla mineralogia soltanto nel campo delle elevate deformazioni come ad esempio nel caso delle prove di taglio residuo. Non ultimo, è formalmente più corretto parlare di “angolo di resistenza al taglio” piuttosto che di “angolo di attrito interno”, per il semplice motivo che la resistenza al taglio di un terreno dipende non solo dall’attrito interno tra le particelle ma anche dalla condizione di mutuo incastro la quale a sua volta è influenzata dallo stato tensionale applicato (in pratica aumenta con l’aumentare della densità relativa). Nel capitolo 2 troverà comunque tutte le risposte.
A presto, Romolo DF