altBuongiorno Dott. Di Francesco,

sto lavorando come CTU ad una causa civile per un problema connesso con l’esecuzione di uno scavo in adiacenza ad una struttura preesistente secondo il disegno che le allego. Avendo già letto il suo libro “Lesioni degli edifici” e gli articoli aggiuntivi che ho trovato sul suo sito sono riuscito a farmi un’idea chiara ed univoca del problema che può essere tranquillamente ricondotto allo scarico tensionale associato allo scavo. Dal disegno si vede che dopo lo scavo i proprietari hanno lamentato il distacco del pavimentazione di circa 2 millimetri in assenza di ulteriori danni alle strutture. Ho bisogno di due chiarimenti in merito: 1) per quale motivo, secondo lei, non trovo danni alle strutture ma solo questi distacchi; 2) come poter valutare l’argomento oltre che da un punto di vista descrittivo (chiarito sia sul libro che nel suo sito) anche da un punto di vista numerico.

Grazie per l’attenzione
Ing. F.R (Firenze).

 

 

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Buongiorno Ingegnere,

come primo passaggio ho rifatto il disegno aggiungendovi alcuni elementi essenziali per la comprensione del problema. Come può vedere dallo schema di sinistra, prima dello scavo dovevano co-esistere due condizioni:
  • il muro, per la presenza della spinta esercitata dal terreno, doveva essere leggermente deflesso verso l’interno (di un valore praticamente trascurabile) secondo una deformata puramente elastica che ho semplificato ipotizzando due cerniere;
  • il terreno al di sotto della fondazione doveva trovarsi in una condizione di equilibrio, raggiunto successivamente alla realizzazione dell’opera a scapito di cedimenti verticali.
Ora, successivamente allo scavo il muro deve aver perso la sua deformata elastica, che comunque non credo possa aver influito sulla formazione delle fessure poiché alla sua base lo spostamento iniziale doveva essere davvero molto piccolo (quasi nullo per la prossimità del vincolo).
Al contrario, la rimozione del terreno al di sotto della fondazione ha condotto ad una condizione di disequilibrio tensionale agente sul piano orizzontante producendo il campo di spostamenti illustrati nello schema di destra; in pratica, come ha correttamente interpretato, il terreno ha seguito uno stress-path del tipo “compressione per scarico” che prevede la diminuzione della componente orizzontale dello sforzo (fino al suo annullamento) in presenza di quella verticale invariata.
Il fatto che le strutture non si siano danneggiate implica che, al di là della rigidezza della struttura, anche quella del terreno è molto alta facendo si che nel percorso tensionale imposto dallo scavo le deformazioni siano rimaste in campo elastico senza mai raggiungere la superficie di snervamento; in caso contrario, il terreno avrebbe palesato deformazioni non compatibili con l’integrità strutturale del muro sovrastante.
Rimane solo un problema da risolvere: lo spostamento di circa 2 millimetri deve essere per forza accompagnato da un cedimento di minore entità che rispetta una proporzione dettata dal coefficiente di Poisson; ma per questi dettagli la rimando al pdf che trova in fondo.
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