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LA NOTTE DELL'AQUILA

Aggiornamento: 27 mar 2023



L’OPERA

Michela, Maria, Luigi, Tommaso, Rosa, Rino, Cristiano, Paolo ed Erika sono alcuni degli abitanti dell’Aquila le cui vite sono state sconvolte dal sisma del 6 aprile 2009. Ognuno di loro aveva certezze, paure, speranze, sogni. Qualcuno ha perso la vita, altri la casa, tutti il futuro. La causa? Una tragedia annunciata, ma inascoltata, le cui origini risalgono ai primordi del nostro pianeta, a 4.6 miliardi di anni fa, quando la Terra iniziò il suo cammino nello spazio e nel tempo. Gli autori, unendo la ricostruzione scientifica alla storia, alla geologia e alle suggestioni della narrativa, ripercorrono le tappe di questo cammino con la meticolosità degli investigatori, fino a narrare gli ultimi giorni dell’Aquila visti attraverso le vite di alcuni personaggi, ispirate a storie vere. L’idea di dedicare un libro al terremoto dell’Aquila ci è venuta all’inizio dell’estate 2009, allorquando eravamo ancora in piena emergenza sismica; probabilmente tale esigenza è nata dall’aver vissuto la tragedia sulla nostra pelle, così come d’altronde tutti i teramani, ritrovandoci con la casa piena di lesioni per fortuna capillari. Ai genitori della coautrice Maria Grazia (siamo coniugi) invece è andata peggio, con danni importanti alle strutture portanti ancora da riparare, mentre i nostri zii aquilani hanno perso tutto, la casa, lo studio e probabilmente, data l’età, le speranze. Ma almeno non abbiamo pianto vittime. Abbiamo impiegato otto mesi per completare l’opera, innanzitutto perché non volevamo trasformarla nel solito reportage fotografico che ha infarcito altre opere; poi perché, essendo stata scritta a quattro mani, non eravamo sempre d’accordo sull’evoluzione della storia. È rimasta mitica la nostra lite, durata due mesi, incentrata sulla morte di un personaggio introdotto da Maria Grazia e fatto perire da me, proprio per l’avvicendamento quasi mensile sulla stesura e correzione delle bozze. E per due mesi il libro non è progredito. L’opera è dedicata innanzitutto alle vittime del terremoto e poi a tutti gli aquilani, perché, come abbiamo scritto in chiusura libro “…a loro vanno la nostra solidarietà e il nostro rispetto. Con loro abbiamo sofferto quei drammatici momenti, così come durante la stesura del testo che ci ha fatto rivivere ogni istante della loro e della nostra vita.”. La scossa del 6 aprile è stata registrata da mio sismografo che avevo precauzionalmente acceso diverse settimane prima ed “è durata circa 21 secondi …... Durante i primi 10 secondi vi è stato il passaggio delle onde di compressione, nei restanti 11 sono transitate le onde di taglio: le più pericolose e distruttive, quelle che hanno cagionato i danni e causato vittime.”. Concludendo e con la speranza di non avervi annoiato voglio ripercorrere gli ultimi passi del libro perché ogni volta che li leggo provo la stessa emozione iniziale: Alcuni giorni dopo, ascoltando un telegiornale, abbiamo assistito in diretta a una delle repliche sismiche più forti e abbiamo iniziato a contare i secondi in attesa dell’arrivo delle onde a Teramo. Ne sono trascorsi circa 15 prima che anche casa nostra iniziasse a contorcersi come un fuscello al vento. Quindi, se volessimo ripercorrere quei terribili 21 secondi, dovremmo dapprima contare i 10 iniziali: 1… 2… 3… 4… 5… 6… 7… 8… 9… 10. Da quell’istante possiamo iniziare a enumerare le circa 300 vittime, presumibilmente imputabili alla seconda fase del sisma: 30 al secondo. Questo doloroso conteggio ci ha fatto stare male per molto, molto tempo: perché quando a Teramo la Terra ha iniziato a vibrare, a l’Aquila c’era chi stava morendo.”.






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